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La Città gia al 12 secolo A.C. e poi la fondazione fenicia (800a.c.) sino alla vigilia della palermo Araba (831d.c.)(FONTI: WIKIPEDIA E ALTRI NUMEROSI TESTI)La presenza umana a Palermo è già attestata in epoca preistorica come una delle più antiche di tutta la Sicilia, con interessanti graffiti e pitture rupestri, ritrovati nelle grotte dell’ Addaura nel 1953 dall’archeologa Bovia Marconi: figure danzanti in un rito magico propiziatorio, forse “sciamani" di un popolo che abitò l’isola.
La città di Palermo, sorta in epoca sconosciuta, su insediamenti preistorici in forma diversa dall’attuale, sulla convergenza di due parti naturali, si chiamò ziz, il cui significato è “fiore” nella lingua primigenia d’origine africana come i suoi primi abitanti, i Matabei, popolo proveniente dalla Giordania, passato dalla Spagna all’isola. Essi furono tutti Sicani – secondo lo storico greco Erodoto – e chiamarono l’insediamento urbano “Lidobello” per la peculiarità geografica del suo territorio, ponendovi il centro della Sicania, fra il XII ed il X secolo a.C..
Nel 734 a.C. i Fenici, provenienti da Tiro, vi stabilirono una fiorente colonia commerciale in rapporti e contrapposizione ai Siculi, occupanti la parte orientale dell’isola.
I primi insediamenti e i fondaci furono trasformati in una splendida città e le diedero il nome di Mabbonath, che in fenicio significa “alloggiamenti” cioè città abitata ed essa divenne ben presto la più importante del cosiddetto triangolo fenicio, comprendente Mozia e Solunto, ricordato anche da Tucidide. Della dominazione fenicia rimangono alcune testimonianze, ovvero le mura antiche della città oggi corrispondenti ad alcune vie, e l’assetto del cuore del centro storico,il "Piede Fenicio" con la via principale, oggi Corso Vittorio Emanuele e tutta una serie di vicoli ad esso perpendicolari. Di quest’età, sotto l’aspetto archeologico, la Palermo fenicio-punica ha tracce esclusivamente nelle necropoli, che s’estendono fra Piazza Indipendenza a nord, la “rocca” di Monreale, Corso Pisani e la zona del cosiddetto Papireto, dal nome dell’antico fiume. I fiumi Papireto e Kemonia, appunto, avevano una funzione difensiva, mentre oggi sono fiumi sotterranei, sotterrati al momento della espansione della città.
Fra l’VIII e il VI secolo a.C. i Greci condussero la colonizzazione della Sicilia, le diedero il nome di Panormos, tutto porto (a sottolineare la peculiarità geografica di una penisola circondata dalle foci di due fiumi (Papireto e Kemonia), e quindi facilmente difendibile) da cui è derivato l’attuale e mantennero i commerci con i Cartaginesi, cioè con il popolo discendente dai Fenici, che sulle coste africane avevano fondato un regno.
La storia della Sicilia s’identifica in grane misura con quella di Palermo: di conseguenza la parte occidentale punica venne colonizzata più tardi rispetto al primo insediamento greco, avvenuto a Naxos e le due civiltà convissero fino al prevalere della conquista romana, come testimoniano iscrizioni e graffiti nelle vicine Solunto e Selinunte.
La città greca assunse l’aspetto di due nuclei: la Paleopolis (la parte antica), stretta tra i fiumi Kemonia e Papireto, e la Neapolis (quella di più recente sviluppo).
Rimase una città fenicia fino alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), a seguito della quale la Sicilia venne conquistata dai Romani. Il periodo romano è stato di tranquillità e la città faceva parte della provincia di Siracusa. Con la divisione dell’Impero la Sicilia, e con essa Palermo, furono attribuite all’Impero Romano d’Oriente.
Con le guerre puniche Palermo fu al centro dello scontro fra Cartaginesi e Romani, finché nel 254 a.C. la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa e rendendo schiava la popolazione che venne costretta al tributo di guerra per riscattare la libertà. Asdrubale tentò ancora di riprendersela, ma Metello, il console romano, ottenne una splendida vittoria.
Vano anche il tentativo di Amilcare nel 247 a.C. che si accampò alle falde del monte Pellegrino, chiamato Ercta, senza riuscire a vincere, poiché la città rimase fedele a Roma ed ebbe i titoli di Pretura, l’Aquila d’oro e il diritto di battere moneta, restando una delle cinque città libere dell’isola.
Testimonianza dell’agiatezza e dello splendore della romana “Panormus” sono edifici dell’epoca della zona di Piazza Vittoria fra cui il teatro esistente fino al tempo dei Normanni e mosaici scoperti nel 1868 in Piazza della Vittoria. In epoca imperiale fu colonia romana – come ci narra Strabone – ed era ancora il granaio di Roma, ma risentì della decadenza dopo Vespasiano, subendo le invasioni barbariche dal 445, con Genserico, re dei Vandali che mise a ferro e fuoco la città, fino al dominio di Odoacre, Teodorico e dei Goti.
Nel 535 Belisario espugnò con la sua flotta navale Palermo, sottraendola ai Goti; iniziava così il periodo bizantino che si protrasse fino all’830 quando gli Arabi, sbarcati a Marsala quattro anni prima, ne fecero la capitale del loro regno in Sicilia
importante monumento architettonico racchiude, nella stratificazione degli stili prodotta dai molteplici rimaneggiamenti, gran parte della storia della città.
Posta nella più antica area sacra di Palermo dove già i fenici, i ‘ romani, i bizantini e gli arabi avevano elevato i loro luoghi di culto, si affaccia su un vasto piano sistemato dall’arcivescovo Simone dì Bologna nel 1452 dove sorgeva una chiesa bizantina che gli arabi avevano trasformato in moschea ed i normanni avevano restituito al culto cristiano.
Fu l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, ministro di Guglielmo II a promuovere sul posto la costruzione della Cattedrale nel 1184. Dopo i, appena un anno, nel 1185, la chiesa veniva consacrata ed intitolata a Maria Assunta.
Descrizione della Cattedrale
La facciata principale, su via Bonello, chiusa tra due alte e slanciate torri a bifore e colonnine, conserva l’aspetto datele tra il XIV • ed il XV secolo, con un coronamento orizzontale ad archi intrecciati.
Sul fronte meridionale che si apre sulla piazza avanza, tra due torrette, un ampio portico, magnifico esempio di gotico fiorito catalaneggiante, eretto nel 1429-30 da Antonio Gambara, a tre alte arcate ogivali e con timpano ornato da motivi fioriti.
Nel corso dei secoli aggiunte e restauri hanno molto modificato l’edificio originario. Ma l’intervento più radicale e distruttivo fu quello operato da Ferdinando Fuga tra il 1771 ed il 1809 quando fece edificare una cupola gigantesca secondo il gusto dell’epoca che però era assolutamente priva di ogni legame con l’architettura fatimita dell’edificio. Fece, inoltre, distruggere le pareti laterali allo scopo di ricavarvi 14 cappelle, sostituire il soffitto ligneo ed imbiancare tutto l’interno già} privato, due secoli prima, dei mosaici originari.
Completamente trasformato con fredda architettura neoclassica, l’interno della Chiesa è a croce latina, a tre navate divise da pilastri. Nella navata destra vi sono custodite le famose tombe imperiali e reali. Già collocate in posizione privilegiata nella precedente basilica, furono qui riunite in occasione del restauro di fine ’700.
Sì tratta del sarcofago di Costanza d’Aragona (morta nel 1222), moglie di Federico II, della tomba di Enrico VI (morto nel 1197) della tomba di Federico II (morto nel 1250); l’urna racchiude anche le spoglie di Pietro II d’Aragona (morto nel 1342). Al muro di sinistra si trova il sarcofago di Guglielmo duca di Atene (morto nel 1338), figlio di Federico II d’Aragona; in secondo piano la tomba di Ruggero II (morto nel 1154) ed a destra la tomba dell’imperatrice Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e madre di Federico II (morta nel 1198).
A destra del presbiterio si trova la Cappella di S. Rosalia nel cui altare, entro una fastosa urna d’argento, stanno le reliquie della Santa, patrona della città. Tra le sculture primeggiano il Fonte Battesimale con le figure doloranti di Adamo ed Eva dei fratelli Pennino, la statua marmorea della Madonna di Libera Infermi di Francesco Laurana. Nella Cappella del Sacramento, al termine della navata di sinistra, si trova un grande ciborio a forma dì tempietto, eseguito in lapislazzuli nel 1663. Originar! dell’epoca normanna sono il trono règio, il candelabro e parti del pavimento mosaicato.
La Sala del Tesoro
Vi si accede a destra dell’antisagrestia. Nelle sue vetrine si trovano paramenti sacri, paliotti, calici ed estensori, mitria, un breviario miniato del XV secolo, la tiara d’oro di Costanza d’Aragona rinvenuta nella sua tomba; ed ancora oreficerie varie, smalti bizantini, ricami ed oggetti rinvenuti nelle tombe reali. A sinistra una cripta con i sarcofagi dei vescovi e dei re normanni.
La Meridiana
Progettata dall’astronomo Giuseppe Piazzi, fu realizzata durante i lavori di rifacimento della Cattedrale ed inaugurata il 4 giugno 1801 per la festa del Corpus Domini. La Meridiana, posta nel pavimento davanti l’altare maggiore, è costituita da una fascia metallica lunga m. 21,812 a partire dal piede dello gnomone ricavato in una navata laterale. Ai lati della Meridiana, in un riquadro di marmo policromo, sono raffigurati i dodici segni zodiacali. Il centro dell’immagine solare sullo zodiaco della Meridiana è segnalato da una piccola inclusione in metallo diverso ed attraverso i tempi di permanenza del sole nelle diverse costellazioni viene determinato, mediante tavole astronomiche, il tempo d’ingresso del sole nei vari segni zodiacali.
Scrive Al-Idrisi sommo storico vissuto intorno all anno 1.000 ne Il libro di Ruggero:
“Palermo è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese del mondo per bontà di natura, frequenza di abitazioni e antichità. Vengovi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti ad una voce la esaltano, attestano la sua grande importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli svariati pregi che i accolgono in lei e dei beni d’ogni altro paese del mondo che Palermo attira a sé.Nobilissime tra tute le altre che ricordi la storia, furono le sue dominazioni; potentissime sopra tutt’altre le forze che i Siciliani prostrarono chi lor facesse contrasto. E veramente i re della Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re, per la possanza, per la gloria e per l’altezza de’ proponimenti."