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Teatro Politeama
IL TEATRO POLITEAMA GARIBALDI
Il Teatro Politeama Garibaldi è il primo, in ordine di tempo, dei grandi teatri sorti a Palermo nella seconda metà dell’800, in pieno riassetto urbanistico della città. Progettato da Giuseppe Damiani Almeyda nel 1867, fu ultimato nel 1891, dominando la piazza che si avviava a diventare il cuore della città moderna, e mostrando la felice condizione della cultura artistica palermitana e della nuova classe dirigente borghese in ambito europeo.
Si avviava, così, la contemporanea edificazione di due teatri, evento forse unico in Italia: uno – il Massimo – tempio aristocratico della lirica; l’altro – il Politeama – di carattere popolare, ad esaltazione della funzione sociale del teatro.
il Politeama fu il frutto di una particolare attenzione verso l’ellenismo e l’architettura policroma greca e romana, indagata e studiata prima a Pompei ed Ercolano, e poi in Sicilia, a Selinunte ed Agrigento. Il risultato è un raro esempio nel panorama dell’architettura del secondo ’800 italiano, dove trova applicazione, complessa ed elegante, l’avanguardia tecnologica delle strutture in ferro, accoppiata ad un’esperienza artistica derivata dall’interpretazione di forme greco-sicule ricondotte ad una raffinata policromia.
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S.Cataldo
La Chiesa di S.Cataldo
| La Chiesa fu costruita nella seconda metà del XII secolo per volontà dell’Ammiraglio Majone di Bari. La costruzione rivela l’influsso arabo nelle tipiche cupole tondeggianti. La struttura interna consiste in uno spazio rettangolare molto semplice ripartito in tre navate e terminante con un’abside. La pavimentazione conserva i mosaici originali. Alla fine dell’Ottocento la Chiesa fu ristrutturata da Patricolo e, dagli anni’30 del secolo successivo, essa è di proprietà dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. |
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Il Duomo di Monreale,Palermo
Il Duomo di Monreale, Palermo
Alla sontuosa cattedrale normanna, che attira ogni anno un milione di visitatori, si deve la grande fama del borgo di Monreale a pochi minuti dal centro storico di Palermo.
Imponente con i suoi cento metri di lunghezza, magnifico con le splendide absidi decorate ad archi ciechi, il Duomo di Monreale rivela la sua sontuosità all’interno.
Superato lo splendido portone di Bonanno Pisano – o la porta, non meno bella, realizzata da Barisano da Trani – si resta senza fiato davanti alle pareti rivestite di stupendi mosaici, definiti un miracolo di oreficeria, estesi per seimila e trecento metri quadrati. Mosaici policromi e d’oro zecchino, raffiguranti la Bibbia, la Creazione, i Profeti e la venuta di Gesù, la Crocefissione la Resurrezione. La prospettiva culmina nel Coro con la grandiosa figura del Cristo Pantocratore, “dai dolci occhi a mandorla, che sembra abbracciare il tempo”, alto ben dodici metri, visibile da ogni parte.
Un capolavoro insuperato anche per la potente forza comunicativa “un inno al trascendente”. Il tetto anch’esso mirabile, a forma di carena di nave, è costituito da enormi tronchi scolpiti con fregi d’oro.
L’icona di Maria, su cui è scritto in greco “tutta Immacolata” è ospitata nella parte centrale dell’abside maggiore.
Il lato destro ospita i mausolei con le spoglie di Guglielmo II Buono e di Guglielmo I il Malo, due re dal carattere diverso la cui indole si riflette perfino nei loro sarcofagi: di marmo bianco, istoriato, il primo, di rigorosa e spoglia pietra scura di porfido il secondo.
Nella cripta infine si custodisce anche il tesoro di Guglielmo II, di cui fa parte una spina della corona di Cristo, conservata in un reliquario d’oro e d’argento.
La visita continua nel chiostro, dalla pianta quadrata sottolineata dall’elegante colonnato composto da centoquattordici coppie di colonnine.
La varietà dei soggetti raffigurati nelle colonnine ne fanno un luogo di riflessione e di preghiera, il cui delizioso silenzio, come scrive Guy de Maupassant, suggerisce “un tale stato di grazia che ci si vorrebbe rimanere all’infinito”. La serie di scale, a chiocciola, scoperte, ripide, alternate da attraversamenti e ballatoi, costituisce le terrazze, altra attrazione del duomo, che salendo sempre più in alto, accompagnano il visitatore su per una serie di panorami e scorci da scoprire, tra cui la vista mozzafiato sulla Conca d’Oro.
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S.giovanni degli Eremiti
S. Giovanni degli Eremiti
Fu costruita intorno al 1140 ma completamente restaurata nel 1882 dall’architetto Patricolo. E’ tipicamente arte musulmana "la qubba" (le gobbe) che è presente in altre chiese come San Cataldo e San Giovanni dei Lebbrosi più o meno dello stesso periodo.
Non è possibile descrivere l’atmosfera che si respira all’interno dell’edificio ove è presente anche un piccolo chiostro, si può solo immaginare cosa potesse essere tale bellezza di arte musulmana annegata tra piante esotiche, ancora parzialmente presenti, e polle d’acqua che ornavano tali giardini…
Il chiostro è di età normanna e risente molto della vicinanza del Palazzo Reale a pochi metri di distanza. In un’area del complesso architettonico infatti venivano sepolti i corpi di nobili di corte ma non dei re e principi.
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La Zisa
La Zisa e i giardini reali
La Zisa, edificio del XII secolo, risale al periodo della dominazione normanna in Sicilia. La sua costruzione fu iniziata sotto il regno di Guglielmo I e portata a compimento sotto quello di Guglielmo II. La Zisa delle origini era una residenza estiva creata nelle vicinanze della città per il riposo e lo svago del sovrano. I Normanni, subentrati agli Arabi nella dominazione dell’Isola, furono fortemente attratti dalla cultura dei loro predecessori. I sovrani vollero residenze ricche e fastose come quelle degli emiri ed organizzarono la vita di corte su modello di quella araba, adottandone anche il cerimoniale ed i costumi. Fu così che la Zisa, come tutte le altre residenze reali, venne realizzata alla maniera "araba " da maestranze di estrazione musulmana, guardando a modelli dell’edilizia palazziale dell’Africa settentrionale e dell’Egitto, a conferma dei forti legami che la Sicilia continuò ad avere, in quel periodo, con il mondo culturale islamico del bacino del Mediterraneo.
Il nome Zisa deriva probabilmente da al-Ayz (che in lingua araba significa nobile, glorioso, magnifico). Il vocabolo (in caratteri nashi), rinvenuto nella fascia epigrafica del vestibolo dell’edificio, denota la caratteristica d’uso islamico di contraddistinguere con un appellativo gli edifici civili più importanti.
Il parco del Genoardo
La Zisa delle origini si trovava inserita nel grande parco reale di caccia del Genoard (paradiso della terra), che si estendeva ad occidente della città. Tutti gli edifici reali ricadenti in esso (oltre alla Zisa, il palazzo dell’Uscibene ed i padiglioni della Cuba e della Cuba soprana) erano circondati da splendidi giardini, irrigati ed abbelliti da fontane e grandi vasche, utilizzate anche come peschiere.
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Cappella Palatina
La Cappella Palatina
interno castello dei normanni,palermo
La costruzione della cappella di Re Ruggero fu iniziata nel 1130, anno in cui il re fu incoronato.
La sua consacrazione avvenne nel 1143, come attesta un’ iscrizione nella cupola.
La cappella ha la forma di una basilica a tre navate, divise da colonne, di granito con capitelli corinzi dorati, che sorreggono lo slancio degli archi acuti.
I soffitti fatimiti coprono le tre navate della cappella: a spiovente quelli laterali, a muqarnas (stalattiti) quello centrale.
I mosaici occupano interamente le parti alte delle pareti, la cupola, le absidi.
Nella cupola è il Cristo Pantocrator, benedicente alla greca, circondato da quattro arcangeli e da quattro angeli.
La Cappella Palatina, da sola, vale un viaggio a Palermo, è uno dei monumenti da non perdere assolutamente !
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La Martorana
La martorana
nella foto sulla sinistra
Costruita dal grande Ammiraglio di Ruggero II, Giorgio d’Antiochia, era originariamente costituita da un unico modulo centrico bizantino, (quadriportico con archi ogivali poggianti su alti pulvini e sottostanti colonne), triabsidato, con cupola poggiata su tamburo ottagonale visibile all’esterno e decorato con cornici e rincassi che ricordano antiche tipologie bizantine come Calat Seman. Sin dall’età medievale, ha subito diverse trasformazioni ed aggiunte, le più pesanti, in periodo barocco. L’ingresso occidentale è costituito da un protiro-campanile di singolare bellezza architettonica con volumi prismatici, sovrapposti e rastremanti verso l’alto, di chiara origine normanna, come le torricelle angolari colonnate, comuni nelle torri campanarie delle chiese del Calvados. Incerta la soluzione di copertura: a cuspide o cupolata. L’interno è ricoperto da preziosi mosaici. Nel Natale del 1184 un arabo andaluso, il cronista viaggiatore Ibn Jubair, definì questa chiesa : "il monumento più bello del mondo". Le immagini mostrano: il campanile; il tamburo ottagonale con la cupola sovrapposta, la stessa cupola vista dall’interno; uno dei mosaici interni, con l’unica immagine esistente di Re Ruggero II nell’atto di essere incoronato dal Cristo ed una preziosa formella lignea intagliata (artigianato islamico) appartenente ad una delle porte interne della chiesa
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